Che cos'è la destra e cos'è la sinistra? Intervista doppia tra due visioni pedagogiche a confronto
"Che cos'è la destra e cos'è la sinistra?"
Intervista doppia tra due visioni pedagogiche a confronto
Questo post è dedicato a chi ha affermato almeno qualche volta che “ormai tra destra e sinistra non c'è
nessuna differenza”. Utilizzando esclusivamente argomentazioni pedagogiche, vedremo le principali
differenze per comprendere le ragioni pedagogiche della propensione attuale verso destra.
nessuna differenza”. Utilizzando esclusivamente argomentazioni pedagogiche, vedremo le principali
differenze per comprendere le ragioni pedagogiche della propensione attuale verso destra.
INTERVISTA DOPPIA A SINISTRA E DESTRA
L'obiettivo dell'educazione
Pedagogia democratica e inclusiva
(P. Freire) per rimuovere gli ostacoli economici e sociali
(art. 3 della Costituzione)
compensare le disuguaglianze di partenza. “I CARE”
(don Milani), mi importa, ho a cuore, in
Formare il cittadino critico e consapevole.
L'educazione come strumento di emancipazione sociale(P. Freire) per rimuovere gli ostacoli economici e sociali
(art. 3 della Costituzione)
Formare l'individuo capace e competitivo, trasmettendo
l'identità culturale e le conoscenze necessarie per
eccellere nel mercato e nella vita.
L'inclusione (“Nessuno resti indietro”). La scuola devecompensare le disuguaglianze di partenza. “I CARE”
(don Milani), mi importa, ho a cuore, in
contrapposizione al motto fascista "me ne frego".
Il merito e la selezione. La scuola deve premiare i
migliori e coltivare l'eccellenza; le disuguaglianze sono
il risultato naturale delle diverse capacità o dell'impegno
individuale. “Uno vale uno (se se lo merita)”, la scuola
come ascensore sociale basato sulla performance.
Rapporto docente-studente
Tende a una relazione orizzontale. Il docente è un
“catalizzatore” o un regista che costruisce la
conoscenza con gli studenti. Si valorizza il lavoro
di gruppo (cooperative learning) e l'assemblea.
“catalizzatore” o un regista che costruisce la
conoscenza con gli studenti. Si valorizza il lavoro
di gruppo (cooperative learning) e l'assemblea.
Predilige la relazione verticale. L'autorità del docente
è centrale e necessaria per mantenere l'ordine e
trasmettere il sapere. Si valorizza la lezione frontale,
il rispetto formale dei ruoli e la disciplina
comportamentale (voto in condotta).
Valutazione e metodo
La valutazione è formativa e descrittiva. Si guarda al
processo di miglioramento personale, non solo al
risultato finale. Si critica il voto numerico perché
“etichetta” e non spiega.
spostato verso valori come merito, competenza tecnica, valutazione standardizzata e disciplina.
Le ragioni? Vi propongo qualche possibile ipotesi:
vederla come preparazione al mercato del lavoro. In un'economia globale competitiva, le aziende chiedono
competenze misurabili, efficienza e "skills" pronte all'uso. La pedagogia di destra, con il suo focus su
performance, test standardizzati (come i test INVALSI o PISA) e competizione, si adatta molto meglio alle
richieste del sistema economico attuale rispetto alla pedagogia "lenta" e riflessiva della sinistra.
Molti ceti popolari hanno percepito che una scuola troppo inclusiva, che non boccia e non dà voti bassi,
finisce per danneggiare proprio i poveri. Tale idea parte dalla concezione che se la scuola pubblica non è
esigente, il figlio del ricco avrà comunque la cultura appresa in famiglia; il figlio del povero, invece, se non
impara la disciplina e la grammatica a scuola, non le imparerà da nessun'altra parte. Quindi, la richiesta di
"rigore" (tipica della destra) potrebbe essere vista, oggi, come l'unica vera garanzia di riscatto sociale.
soluzioni semplici e misurabili: voti, condotta, bocciature, classifiche. In un mondo che aumenta la
complessità rendendosi ansiogeno, la semplicità dei numeri e delle regole ferree rassicura l'elettorato e le
famiglie. Mentre la pedagogia di sinistra sognava una scuola come comunità, la società attuale sembra
volere una scuola come palestra competitiva. La sinistra è accusata di aver dimenticato il contenuto a
favore del metodo; la destra sta vincendo promettendo di rimettere al centro i contenuti e l'autorità,
rispondendo a una profonda insicurezza sociale.
processo di miglioramento personale, non solo al
risultato finale. Si critica il voto numerico perché
“etichetta” e non spiega.
La valutazione è sommativa e selettiva. I voti numerici
sono necessari per dare chiarezza, premiare chi studia
e segnalare chi non raggiunge gli standard. Il rigore è
visto come una forma di rispetto verso lo studio.
Perché sta prevalendo la pedagogia "di destra"?
È innegabile che negli ultimi decenni (dagli anni '90 a oggi, con un'accelerazione recente) il pendolo si siaspostato verso valori come merito, competenza tecnica, valutazione standardizzata e disciplina.
Le ragioni? Vi propongo qualche possibile ipotesi:
Il trionfo del Neoliberismo e del "Capitale umano"
La società occidentale ha smesso di vedere la scuola come luogo di formazione civica e ha iniziato avederla come preparazione al mercato del lavoro. In un'economia globale competitiva, le aziende chiedono
competenze misurabili, efficienza e "skills" pronte all'uso. La pedagogia di destra, con il suo focus su
performance, test standardizzati (come i test INVALSI o PISA) e competizione, si adatta molto meglio alle
richieste del sistema economico attuale rispetto alla pedagogia "lenta" e riflessiva della sinistra.
La crisi dell'autorità e la domanda di ordine
Viviamo in una "società liquida" (Zygmunt Bauman) dove le famiglie sono spesso in crisi e i punti di riferimento mancano. Di fronte al bullismo, alle “baby-gang”, alla mancanza di rispetto e al caos percepito nelle classi, l'opinione pubblica (e molti genitori, anche di sinistra) ha iniziato a invocare il "pugno duro". La pedagogia progressista è stata accusata di buonismo: aver abbassato troppo l'asticella, eliminando la fatica fino a “rendere la scuola un parcheggio" e dove tutti vengono promossi a prescindere. C'è una nostalgia diffusa per la scuola "seria" di una volta.
Il paradosso della mobilità sociale
Paradossalmente, la pedagogia di sinistra è entrata in crisi proprio sul suo terreno: l'ascensore sociale.Molti ceti popolari hanno percepito che una scuola troppo inclusiva, che non boccia e non dà voti bassi,
finisce per danneggiare proprio i poveri. Tale idea parte dalla concezione che se la scuola pubblica non è
esigente, il figlio del ricco avrà comunque la cultura appresa in famiglia; il figlio del povero, invece, se non
impara la disciplina e la grammatica a scuola, non le imparerà da nessun'altra parte. Quindi, la richiesta di
"rigore" (tipica della destra) potrebbe essere vista, oggi, come l'unica vera garanzia di riscatto sociale.
La misurabilità rassicurante
La pedagogia progressista è complessa: richiede tempo, dialogo, sfumature. La pedagogia di destra offresoluzioni semplici e misurabili: voti, condotta, bocciature, classifiche. In un mondo che aumenta la
complessità rendendosi ansiogeno, la semplicità dei numeri e delle regole ferree rassicura l'elettorato e le
famiglie. Mentre la pedagogia di sinistra sognava una scuola come comunità, la società attuale sembra
volere una scuola come palestra competitiva. La sinistra è accusata di aver dimenticato il contenuto a
favore del metodo; la destra sta vincendo promettendo di rimettere al centro i contenuti e l'autorità,
rispondendo a una profonda insicurezza sociale.
Il tema, trattato con serietá e delicatezza, ci riguarda, come cittadini innanzitutto e anche come genitori. Mi sembra di cogliere che il limite della pedagogia di destra possa essere non tanto la semplificazione quanto la riduzione ai minimi termini della complessità dell'umano, come individuo e nel suo sistema sociale. Quello che stiamo vivendo é un momento storico complesso e quindi difficile sia per gli esiti, sotto gli occhi di tutti e tutti i giorni, sia per le molte sfaccettature della realtà, delle relazioni, delle ragioni dell'uno e dell'altro, non sempre facili da conoscere prima e da comprendere poi. Ridurre pertanto la narrazione della complessità a prese di posizioni che estremizzano (sono di destra o di sinistra) potrebbe rassicurare chi si esprime in quanto si riconosce incanalato in un binario sicuro, da percorrere senza troppi dubbi. E invece la complessità, per essere considerata, richiede profondità, rischio, messa in discussione, sempre, anche quando ci si definisce con sicurezza di destra o di sinistra. Definirsi di destra o di sinistra non deve precludere la possibilità di divergere criticamente dallo schieramento di appartenenza dichiarato, pena la perdita di quanto si potrebbe conoscere se non ci fosse il pregiudizio, il condizionamento dello schieramento. Cosí la sinistra, nell'espressione educativa, sembra talvolta rischiare di essere poco stimolante in nome dell'integrazione, del "portiamo avanti tutti a tutti i costi". Garantire la possibilità a tutti non deve correre il rischio di appiattire, di non essere stimolante per taluni, di non misurare la qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento. Dobbiamo invocare una riforma della scuola che tenga conto di percorsi sempre piú personalizzati, che valorizzino i talenti e le caratteristiche di ognuno e garantisca il diritto all'espressione e alla crescita unica e originale di ogni singola persona . Ringrazio Filippo per l' interessante sollecitazione e per la professionalità adoperata nella sua presentazione.
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